Che cosa è il disturbo ossessivo compulsivo?

In una clinica psichiatrica un paziente ricoverato stava tutto il giorno seduto in una panchina del cortile a battere le mani. Quando un giovane inesperto psichiatra gli chiese il motivo di questo comportamento, il paziente rispose: “Per scacciare gli elefanti” e il giovane professionista: “ma qui non ci sono gli elefanti”, il paziente: “appunto funziona!”. Questo aneddoto di P. Watzlawick descrive la logica del tutto astringente ma non ordinaria alla base del Disturbo ossessivo compulsivo.
Nel DSM 5, il manuale diagnostico e statistico della malattia mentale, che dà una descrizione dei sintomi dei vari disturbi, il DOC è  divenuto, una categoria diagnostica a sé, non più compresa tra i disturbi d’ansia, come lo era nell’edizione precedente del manuale .
Il disturbo Ossessivo Compulsivo viene descritto come caratterizzato essenzialmente dall’impulso irrefrenabile a controllare la realtà attraverso la ripetizione di azioni o pensieri rituali, che svolgono la funzione di rassicurare la persona su ciò che è accaduto o ciò che accadrà.
Ad esempio posso lavarmi le mani se sporche, se lo faccio una volta è normale ma se comincio a mettere in atto tale comportamento, in maniera ripetitiva, per la paura di non averle lavate abbastanza bene, sino a trascorrere giornate intere al lavandino, oltrepasso il confine della normalità sino a giungere alla patologia.

“La logica del disturbo ossessivo compulsivo è basata sul fatto che ciò che è corretto e sano diviene, attraverso una ripetizione esasperata, una vera e propria tirannia dell’assurdo che si basa sul bisogno di essere rassicurati rispetto alla propria realtà” (Nardone, Portelli 2013)

Come si sviluppa il Disturbo Ossessivo Compulsivo?

La ricerca intervento svolta da G. Nardone e i suoi collaboratori, basata sulla trentennale esperienza clinica con pazienti ossessivo compulsivi, ha evidenziato come cinque differenti motivazioni possono innescare il meccanismo di azioni o pensieri compulsivi.

Prima di tutto un dubbio può generare il bisogno di una risposta rassicurante, ad esempio il dubbio di essere stati contagiati da una malattia;

oppure una forte moralità e rigida ideologia, ad esempio voler rimediare ad un peccato commesso che genera forti sensi di colpa;

ancora l’esasperazione di processi di ragionamento sino al voler prevenire qualsiasi tipo di errore,

o atti di sana prevenzione che esasperati sviluppano il disturbo, come ad esempio il disinfettarsi a fondo le mani;

infine un’esperienza traumatica, come nelle donne vittime d’abuso che a volte arrivano a lavarsi in maniera compulsiva come se volessero lavare via l’evento drammatico.

In tutti i casi la tentata soluzione, ovvero ciò che la persona fa per cercare di alleviare una paura, o per trovare rassicurazione, diventa essa stessa il problema. Nel DOC l’evitare le situazioni che spaventano, il cercare la rassicurazione degli altri e il ripetere in maniera compulsiva pensieri ed azioni, costruiscono gradatamente il problema anche se nella logica del paziente rappresentano presunte possibili soluzioni che fungono, in concreto, solo da tampone momentaneo peggiorando con il tempo la situazione.

Di qualsiasi forma essi siano i rituali confermano al paziente l’esistenza concreta di una fobia che aumenta ancora di più la necessità di mettere in atto il rituale ed, anziché risolvere il problema, si costituiscono come un sistema che si auto-alimenta

Struttura dei rituali

La tentata soluzione principale del disturbo ossessivo compulsivo è il rituale.

I rituali vengono distinti in preventivi, riparatori e propiziatori (Nardone, Portelli, 2004). I primi sono messi in atto per evitare in anticipo le situazioni temute, come ad esempio il poter essere contagiati da una malattia. I secondi vengono attuati per riparare a qualcosa che è accaduto di temuto, come il pulirsi ripetutamente per liberarsi dallo sporco. Gli ultimi, detti anche magici, sono connessi con credi fatalistici religiosi e superstiziosi.

I rituali possono essere compiuti in prima persona ma anche coinvolgere altri, addirittura l’intera famiglia. In quest’ultimo caso la persona con il DOC può arrivare addirittura a minacciare i suoi famigliari e ad aggredirli allo scopo di essere aiutato nel mettere in atto le sue azioni compulsive. In questo caso è importante guidare  le terze persone a evitare qualsiasi coinvolgimento.

Per essere davvero rassicuranti i rituali o devono seguire una determinata serie numerica, quindi essere ripetuti un determinato numero di volte, oppure essere associati ad una propria sensazione


Risolvere il Disturbo Ossessivo Compulsivo: la Terapia Breve Strategica.

I rituali ossessivo compulsivi non sono illogici ma seguono una logica non ordinaria, non si può quindi pensare di interrompere un rituale ossessivo compulsivo semplicemente chiedendo alla persona di smettere di farlo o rassicurandolo.
Assecondando la stessa logica, apparentemente insensata, che sta alla base delle compulsioni del paziente è necessario, per risolvere davvero il problema, chiedergli, attraverso una comunicazione suggestiva e performativa, utilizzata durante tutta la seduta, di svolgere ancor meglio il suo rituale. Si procede in terapia prescrivendo un contro-rituale costruito seguendo le caratteristiche della compulsione portata dalla persona, ad esempio, in caso di rituali numerici:

Da qui alla prossima seduta, ogni singola volta che compirai il tuo rituale, dovrai 

ripeterlo cinque volte – non una di più, non una di meno. Potrai evitare di eseguirlo; ma se 

lo metterai in atto, devi farlo esattamente per cinque volte, nè più, nè meno. Potrai evitare 

di compierlo, ma se lo fai una volta, devi ripeterlo cinque volte…”. Giorgio Nardone

Ciò significa che il terapeuta asseconda e riconosce il bisogno di compiere tali azioni ma fa in modo che sia la persona ad assumerne il controllo, invece di esserne schiavo, sino gradualmente a percepisce di avere in sé la capacità di cessarle del tutto.


Dr. Susanna Scartoni

Psicologo/Psicoterapeuta

Arezzo


BIBLIOGRAFIA

OSSESSIONI COMPULSIONI MANIE
Capirle e sconfiggerle in tempi brevi

Autore: Giorgio Nardone, Claudette Portelli

Anno: 2013

Editore: Ponte alle Grazie – (Visita il sito)

Collana: Saggi di Terapia Breve

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