Vomiting - Psicologo Susanna Scartoni

“Il piacere è peccato ma qualche volta il peccato è un piacere”

George Gordon Byron


CHE COSA E’ IL VOMITING

Se qualche decennio fa tra le scuole medie e superiori venivano osservati casi sporadici di ragazzine magrissime e con anomale condotte alimentari, oggi non è più una rarità trovare, tra le classi, adolescenti che presentano veri e propri disturbi del comportamento alimentare e se una volta ltali patologie riguardavano essenzialmente femmine nell’età dello sviluppo, ai giorni nostri la problematica ha preso campo anche tra soggetti di sesso maschile. Persone adulte la portano dietro dagli anni della crescita o la costruiscono  in seguito a tentativi fallimentari di perdita di peso.

La sindrome da vomito risulta essere oggi molto più diffusa, se non più pericolosa, della vecchia e più nota anoressia. Può  essere considerata come una “specializzazione tecnologica” dei due classici disordini alimentari, anoressia e bulimia, prendendo  da essi origine e, successivamente, costruendosi come un’entità del tutto indipendente oltre che differente.
Il primo esperto a distinguere il vomiting come classe a se stante dei disordini alimentari descritti dalla nosografia psichiatrica,  è stato Giorgio Nardone che insieme ad alcuni suoi collaboratori ha condotto una ricerca sul campo in un gruppo di pazienti con forme differenti di questo problema, I risultati di questa ricerca sono descritti minuziosamente nel libro “Le prigioni del cibo” (G. Nardone, R. Milanese, T. Verbitz, 1990).


COME SI COSTRUISCE IL VOMITING

La ricerca intervento ha portato alla luce i meccanismi di formazione del vomiting.(G. Nardone, R. Milanese, T. Verbitz, 1990).
All’inizio mangiare e vomitare viene utilizzato come strategia per godersi il piacere del cibo senza ingrassare, rappresenta la tentata soluzione che permette di abbuffarsi senza dover fare i conti con il grasso.
Purtroppo però, attraverso la ripetizione continua, la sequenza del mangiare e vomitare si trasforma a poco a poco in un rituale sempre più piacevole, fino a diventare, nell’ arco di qualche mese, il massimo dei piaceri, a cui la persona non riesce più a rinunciare.

L’aspetto più rilevante di questa sindrome risiede quindi nel fatto che ciò che rende irrefrenabile la compulsione tipica del Vomiting è il piacere di tutta la sequenza: fantasia appetitiva, fase consumatoria (abbuffata), fase di scarica (vomito), che viene progressivamente costituendosi come un vero e proprio modello perverso di ricerca del piacere. Una volta instaurata una sindrome da vomito, dunque, il problema non è più il controllo del peso, ma il controllo di questa compulsione al piacere: il mangiare e vomitare, che rispetto ad anoressia e bulimia rappresentava la “tentata soluzione”, diventa il problema e trova nel piacere la sua ragione di persistenza.
“L’abbuffata è per te il piacere più grande di tutti, vero? Quindi è una cosa a cui è difficile rinunciare perché è il piacere più intenso, è come un amante segreto. Ogni volta che mangi e vomiti è come se incontrassi un amante segreto, molto discreto, sempre disponibile”  (G. Nardone, 1990)Emerge quindi, chiaramente, come la sindrome da vomito, pur essendo un prodotto evoluto di Anoressia e Bulimia, non possa essere considerato un disordine alimentare tout court, quanto piuttosto una vera e propria perversione” basata sul cibo.

Per quanto possa sembrare perverso o disgustoso tutta la sequenza del rituale, diviene un piacere così irrefrenabile e travolgente da rendere il cibo il pensiero fisso delle 24 ore. Quindi se in un primo momento eliminare tutto ciò che si è ingurgitato è solo un modo per evitare di accumulare calorie dopo un po’ questa sequenza diviene un piacere irrinunciabile,’ l’amante segreto ’, ‘il demone che rapisce’  (G. Nardone, 1990) che allontana la persona sempre più da qualsiasi altro piacere personale, sociale, professionale.


RISOLVERE IL PROBLEMA DEL VOMITING CON LA TERAPIA BREVE STRATEGICA
La ricerca intervento ha permesso di mettere a punto un protocollo di intervento specifico per il trattamento del vomiting.

Come per le altre forme patologiche basate sul piacere, l’ intervento è mirato, anzichè al controllo della  a trasformare la compulsione irresistibile in una tortura attraverso delle prescrizioni terapeutiche specifiche. In questo caso l’introduzione di un intervallo di almeno un’ora tra l’abbuffata e la scarica  rende il rituale sempre più faticoso e sgradevole tanto da portare la persona a decidere di evitarlo piuttosto che eseguirlo a queste condizioni.  Nello stesso tempo reintrodurre piccole trasgressioni ai pasti allontana dall’ incontenibile ed irrefrenabile desiderio  che sfocia nella vorace perdita di controllo al di fuori, sulla base della regola per cui ”se il piacere te lo concedi potrai rinunciarci, se non te lo concedi diventerà irrinunciabile”. Instaurare una solida relazione è oltremodo essenziale e prioritario per aggirarne le forti resistenze al cambiamento  a volte anche del tutto inconsapevoli. “Benché ciò non avvenga senza lacerazioni si tratta ne’ più ne’ meno di sottrarsi al contagio del nulla, è la comodità di una vertigine”(E. Cioran)


BIBLIOGRAFIA
G. Nardone, R. Milanese, T. Verbitz, 1990, Le Prigioni del cibo, Ponte alle Grazie ,MI
G. Nardone, C. Portelli, 2015, Cambiare per conoscere, TEA, MI

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